Saturday, August 26, 2006

 

My paper on IEEE Software

It's official :-). My paper "Listen to Your Tools and Materials" (bringing to software engineering some of Donald Schon's ideas on reflection in action) appears in IEEE Software, September/October 2006. Took quite a while, but that's the publishing game :-).

Comments:
Beh, un anno non mi sembra proprio "a while"
 
Carlo, qualche tempo fa ho scritto un post introduttivo proprio su questo tema (partendo dalla tecnica delle retrospettive di Norm Kerth):

http://brainscrum.wordpress.com/2006/05/22/retrospectives-in-and-on-action/

In teoria dovrebbe seguirne almeno un altro con le mie "proposte" ma non ho ancora finito di scriverlo (e chissa' mai se lo faro'!!).
 
Ciao Marco,
ho letto il tuo post ed i commenti. In particolare uno dei commenti mi sembra indicare il fatto che i frequenti punti di feedback dei metodi agili siano una forma di reflection in action. Questo e' un punto molto subdolo che a molti sfugge nel lavoro di Schon (incluso almeno un revisore del mio articolo :-), che non a caso non usa il termine feedback ma backtalk. Approfitto quindi della cosa per spendere due parole in piu' su un concetto non banale, per chiunque sia interessato a capirlo piu' a fondo.

Il punto essenziale della reflection in action e' l'essere stimolata dal dialogo riflessivo col proprio materiale mentre lo si plasma. Feedback post-facto, per quanto ravvicinati, non creano le stesse dinamiche riflessive, ne' le stesse opportunita', ne' lo stesso dialogo con il materiale nel corso dell'azione. In questo senso, non so quanto si possa riavvicinare il concetto di retrospective con la reflection in action, proprio perche' se e' retro, e' tardi :-) [banalizzo un discorso complesso]. La reflection in action e' seamless con l'azione. E' stimolata dal materiale (e supportata dal nostro repertorio cognitivo), e non e' un atto distinto che interrompe l'azione a scopo rielaborativo.

Non a caso il mio articolo gira intorno ad un tema ben preciso: come facciamo ad ascoltare meglio il materiale che plasmiamo? Dobbiamo creare e scegliere materiali differenti? Dobbiamo utilizzarli in modo che possano parlare? Usare strumenti diversi?

Ovviamente la reflection on action contribuisce poi a creare la sensibilita' che ci permette realmente di capire cosa ci sta dicendo il materiale.


A latere, il tuo post mi scatenerebbe una filippica su come gli agilisti [presenti esclusi, come sempre :-)] stiano lentamente riscoprendo le pratiche dell'ingegneria del software piu' tradizionale (dalle metriche alle retrospettive, che per decenni sono state catalogate tra le pratiche piu' heavy del creato [a torto, ma tant'e']). Magari marchiandole come se le avessero inventate loro :-)). Quanto tempo perso in separatismi e revisionismi... pazienza :-).

[Collateralmente, per chi vi ha accesso, tempo fa Robert Glass ha scritto un articolo carino dal titolo "Project Retrospectives, and Why They Never Happen" su IEEE Software, September/October 2002, in cui parte con il pretesto delle retrospettive per arrivare a parlare di saggezza ed esperienza cumulativa del settore, ed in parte tocca anche il mio punto di cui sopra :-))]
 
Ciao Carlo,

premessa veloce perche' trovo + interessante discutere di reflection in ed on action piuttosto che il resto (per il momento ;-p): i frequenti punti di feeback nei vari approcci Agili sono solitamente on action. Si cerca di accorciare i cicli di feedback per averli il prima possibile ed adattarsi di conseguenza ma rimangono pur sempre on action. Esempio: lavorare in TDD e Continuous Integration da una parte permette un approccio esplorativo ma dall'altra porta ad una suite di test che si rompono non appena si fa un check-in (test->implementazione->build locale->refactoring->build locale->check in->build "integrata") dando feedback immediato ma pur sempre on action. Spesso reflection in action avviene lavorando in pair programming ma il mio post nasce proprio dalla volonta' di esplorare e sperimentare reflection in action a livello piu' "conscio".

Il punto essenziale della reflection in action e' l'essere stimolata dal dialogo riflessivo col proprio materiale mentre lo si plasma. Feedback post-facto, per quanto ravvicinati, non creano le stesse dinamiche riflessive, ne' le stesse opportunita', ne' lo stesso dialogo con il materiale nel corso dell'azione. In questo senso, non so quanto si possa riavvicinare il concetto di retrospective con la reflection in action, proprio perche' se e' retro, e' tardi :-) [banalizzo un discorso complesso].

Concordo, il mio post fa pensare diversamente? spero di no!

La reflection in action e' seamless con l'azione. E' stimolata dal materiale (e supportata dal nostro repertorio cognitivo), e non e' un atto distinto che interrompe l'azione a scopo rielaborativo.
Non a caso il mio articolo gira intorno ad un tema ben preciso: come facciamo ad ascoltare meglio il materiale che plasmiamo? Dobbiamo creare e scegliere materiali differenti? Dobbiamo utilizzarli in modo che possano parlare? Usare strumenti diversi?


La seconda parte del post (che non si sa se vedra' mai la luce) gira attorno all'idea che ora chiamo "going meta". Nulla di nuovo (non voglio essere accusato di "scoprire" cosa gia' note ;-D) ma con questo indico uno stato di consapevolezza che si sviluppa col tempo e come giustamente dici anche tu si sviluppa grazie alla continua reflection on action. Si verifica quando, lavorando ad esempio in un gruppo, contemporaneamente si osservano le dinamiche/processi del gruppo anche se vi si partecipa attivamente. Come se il cervello si suddividesse in compartimenti muovendosi fuori dall'azione e lavorasse in multitasking per un momento mentre riflette su passate esperienze o conoscenze per poi tornare immediatamente dentro all'azione. Banalizzando sto' parlando dell'esperienza pero' ad un livello un po' meno inconscio.

A latere, il tuo post mi scatenerebbe una filippica su come gli agilisti [presenti esclusi, come sempre :-)] stiano lentamente riscoprendo le pratiche dell'ingegneria del software piu' tradizionale (dalle metriche alle retrospettive, che per decenni sono state catalogate tra le pratiche piu' heavy del creato [a torto, ma tant'e']). Magari marchiandole come se le avessero inventate loro :-)). Quanto tempo perso in separatismi e revisionismi... pazienza :-).

Attenzione a non confendere chi "studia" seriamente e quindi si siede sulle spalle dei giganti con chi, nuovo nel campo o semplicemente lazy, non ha idea di cosa esistesse prima e pensa ogni volta di scoprire qualcosa di nuovo. Questo e' un problema in ogni campo, non solo dei processi o dell'informatica, direi che possiamo riassumerlo come con "prior art" :-)
 
Concordo, il mio post fa pensare diversamente? spero di no!

No :-), pero' come dicevo e' un punto un po' subdolo e volevo sottolinearlo a beneficio di tutti...

Si verifica quando, lavorando ad esempio in un gruppo, contemporaneamente si osservano le dinamiche/processi del gruppo anche se vi si partecipa attivamente

Ah, conosco bene la situazione :-). Io la classifico tipicamente come "terzo occhio" (per i non iniziati :->>> : http://en.wikipedia.org/wiki/Third_eye).
E' complicato riportare questa esperienza nel modello di riflessione di Schon, anche perche' molti dei suoi studi sono relativi ad un individuo e non alle dinamiche di un gruppo. Sara' un piacere leggere le tue idee in proposito...

Attenzione a non confendere chi "studia" seriamente e quindi si siede sulle spalle dei giganti

Dai che lo sai cosa intendo :-)).
 
Ho appena finito di leggere il tuo articolo e ti propongo un test che dal piu' pronfondo del mio essere sono convinto mi aiutera' a convincerti una volta per tutte che sei, come spesso ti ho detto in passato, Agile_nel_senso_che_intendo_io fino al midollo :-D

Segnalo un po' il tuo lavoro in vari circoli Agili e in particolare ad alcune persone che sono Agile_nel_senso_che_intendo_io e scommetto una cena che tutti lo troveranno Agile fino all'osso :-D

Dai che lo sai cosa intendo :-)).

si e per rimanere in tema di "a beneficio di tutti" qui lo dico e qui lo confermo che ho lavorato con team che applicavano solo in parte o quasi per niente pratiche cosiddette Agili i quali erano molto piu' Agili di altri che facevano TDD, refactoring, etc, etc.

Non sono le pratiche che fanno la differenza ma il modo in cui sono usate, i motivi/valori/principi con cui vengono usate.
 
Ispirandomi vagamente (molto vagamente :-) ad un film, direi che sono cosi' agile che sembro fermo :-).

(Indovinare il film meriterebbe sicuramente un invito a cena :-))))
 
(Indovinare il film meriterebbe sicuramente un invito a cena :-))))

Per poi scattare una foto ricordo come quella di Fulvio... (;-)))
 
Full Metal Jacket?
 
Non era quello che avevo in mente ma se mi spieghi perche' puo' sempre uscirci un pranzo :-)))
 
Suggerimento per indovinare il film.

Dovrebbe essere uno di quei film in cui si vede un tipo muoversi alla velocità della luce e poi tornare sui suoi passi così agilmente da sembrare fermo.

Superman?

Lo so che andarci vicino vale solo a bocce...
 
Distantissimo :-))
 
Mah, non credo di vincere... Comunque, mi sono basato su una battuta che suona paradossale come la tua frase:
"Tu sei talmente brutto che sembri un capolavoro d'arte moderna".
C'e' solo una somiglianza costruttiva, tutto qui. D'altra parte hai detto che ti sei ispirato "molto vagamente"... :-)
 
Citrullo, in questi casi si dice "niente di personale" :-)))).

Distantissimo, comunque.
 
Una scena che mi viene in mente e' nel film animato Gli Incredibili, quando Elastigirl fa innamorare il protagonista compiendo una serie di evoluzioni intorno a lui, velocissima. Piuttosto agile la ragazza.
Mi sa che non vinco neanche stavolta... :-)
 
Carlo, ma ci pensi che di questo periodo lo scorso anno eri alle Fiji?
 
Però Carlo, allo scadere di questa sorta di concorso a premi (dopotutto c'é forse in ballo una cena), se non s'indovina, ce lo dici il titolo del film, vero?

Sono sicuro che si tratti di qualcosa di veramente esoterico, poco di massa, che magari hanno dato in qualche cineforum solo lì a Savona...

Proposta semi-seria.
Perché non organizzare un meeting / evento lì a Savona (posto gradevole ed in campo neutro :-) con finalità ludiche ovvero senza parlare di lavoro ma col solo scopo di passare qualche ora in amicizia con le gambe sotto ad una tavola ovviamente non a spalle della Eptacom, ma pagando alla romana?
 
Vi aiuto ma vi costa un downgrade dalla cena al pranzo :-).

Era un film con Robin Williams.

Ora non vale provarli tutti...

Romano: mai andato in un cineforum in vita mia :-)), temo di avere gusti cinematografici dozzinali, sorry :-)).
 
Bicentennial man?
 
nope
 
C'e' molta attesa per la soluzione, se non sara' di qualita'... prevedo molti accessi in meno al blog! ;-)
 
Faccio anch'io un tentativo...

Robin Williams in "L'attimo fuggente".

Reinterpretando la frase:
"E' proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva."
 
Giusto per la gloria... la precedente frase l'ho messa io, ma ho erroneamente messo Anonimo...
 
nyet

Pero' non era male, Michele (anche se non c'entra niente con la vera fonte di ispirazione :-)
 
Dimezzando le portate, si può avere un aiutino?

Ambientato in Vietnam, travestito da baby sitter, ecc.
 
Questo la dice lunga come la gente ha voglia di disimpegno...

Forse non si arriverà al record come numero di commenti, ma la quantità di OT è veramente notevole.
 
Con un ulteriore downgrade dal pranzo al caffe' :-) [notare la non linearita'] vi diro' che si tratta di Awakenings. Per chi ha la pessima abitudine :-) di guardare i film doppiati, credo sia stato tradotto come "Risvegli" (letterale ma adeguato).

A questo punto indovinare la fonte di ispirazione all'interno del film e' troppo facile, non si puo' pretendere piu' di un caffe' :-)
 
Ero fuori pista anche perché tale film lo associo di più a Robert De Niro...
 
Per i risvegli un caffe', ottima accoppiata.
 
Per Romano: La foto è stata scattata durante l'ultima serata di vacanza a Ischia, ad una cena dove il vino è sgorgato a fiumi! (Per la cronaca io sono quello di sinistra :-)
 
Il dottor Sayer (Robin Williams) chiede al chimico che ha presentato un farmaco per la cura del morbo di Parkinson:
'Lei non crede che portato all’estremo un tremito parkinsoniano possa apparire come assenza di tremito?'
Si può immaginare il tremore parkinsoniano accelerato al punto da determinare l’immobilità..

Senza offesa per nessuno :-), se la fonte di ispirazione è corretta, cosa intendevi dire?
Che sei il più accelerato degli agilisti oppure che gli agilisti sono come affetti da encefalite letargica e che vorresti farli uscire dal sonno catatonico in cui si trovano :-)?
 
Per Romano: La foto è stata scattata durante l'ultima serata di vacanza a Ischia, ad una cena dove il vino è sgorgato a fiumi! (Per la cronaca io sono quello di sinistra :-)

C'avevo visto giusto (anche a seguito di una sbirciatina sul tuo blog :-))
La precisazione su quale dei due tu fossi era doverosa.
Niente di personale per il tuo amico.
 
Sotuttoio: la scena e' quella giusta, ti devo un caffe' :-). Ora la fregatura e' che chiunque incontrero' millantera' di essere te, mandandomi rapidamente in miseria :-). Chi mi suggerisce un modo pulito per uscirne vince un caffe' ;-)).

Sul significato recondito, ammesso che ci sia e non sia una semplice [meta]battuta: non ve lo dico :-)) e non c'e' neppure un nuovo concorso a premi :-).
 
Questo potrebbe essere uno degli esempi mirabili in cui rinunciare alla vincita è più conveniente che incassarla, a meno che Mr. Sotuttoio non bazzichi per Savona prima o poi, visto che i termini di scadenza per usufruire del premio non sono mai stati esposti.

Su questa cosa comunque si possono fare tante considerazioni interessanti.

Cosa ha spinto Carlo ad offrire una cena, poi un pranzo ed infine un caffé. Non credo la presunzione che nessuno avrebbe indovinato prima del downgrade.

Sfatare il mito del ligure taccagno? Non so se vale per i savonesi (Si chiamano così gli abitanti di Savona?).

Qualcuno ha elementi per riportare la riflessione in tema rispetto al post originale?

PS Il log degli IP (ammesso che tu vi abbia accesso) può risolvere? In caso positivo, rinuncio alla vincita del caffé e se passi per il lago di Garda ti ospito volentieri a pranzo.
 
Ciao. Non mi rivelo per riservatezza.
Qualcuno mi diceva che non è la meta ma il viaggio che facciamo per raggiungerla a rendere interessante l'esperienza. Non bevo caffè… ma per vantarmi di averti incontrato potrei attraversare tutta l'Italia.
Se oranizzi una conferenza o un seminario vedrò di non mancare.
Ho creato sotuttoio@gmail.com e un blog per non confondermi con chiunque :-). Non mi intendo molto di informatica ma apprezzo il gioco e gli indovinelli.
Il blog sotuttoio era già preso :-( cosi ne ho creato uno ispirandomi ad Andy Warhol e alle sue Capsule del Tempo. Under construction…
 
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